Cos'è
L'Associazione Sosta Palmizi porta a Casina sabato 5 luglio 2025, alle ore 19, MERU, secondo capitolo di una trilogia sull’anima ideata da Daria Menichetti e interpretata da Francesco Manenti. Il progetto – con musiche di Michele Zanni – intreccia spirito e natura: una meditazione danzata che trae ispirazione dal monte sacro Meru e nasce da un’esperienza di vita tra gli alpeggi di Manenti.
La performance fa parte di Teatro nei boschi, la rassegna ambientale organizzata dal Comune di Casina con il supporto di Iren, che ha già inaugurato con successo a giugno nel Bosco della Pentoma e si chiuderà con l’ultimo appuntamento sabato 19 luglio nel Bosco del Bocco, con una performance dell’artista Matteo Fratarcangeli.
Ho avuto la fortuna, qualche tempo fa, di lavorare tra le alpi ticinesi in un alpeggio, prendendomi cura di un gregge di capre. In quel tempo mi sono confrontato quotidianamente, giorno e notte, con la montagna, gli animali, la natura, la fatica, la frustrazione e la gioia, la paura, la solitudine e tanto altro ancora. La montagna, la natura in generale, costringe l’uomo a confrontarsi con se stesso. Davanti alla montagna e al suo mondo mi pongo davanti a me. Ogni passo, ogni appiglio raccontano di me attraverso la montagna. Per questo la montagna conserva e mantiene un fascino eterno in tutte le culture, perché ogni volta che ci si incammina tra le sue rughe si inizia, in realtà, un cammino dentro di sé, dentro l’umano”.
(Francesco Manenti)
Lo spettacolo
MERU è la seconda parte di una trilogia sull'anima iniziata con “Animula” (Produzione Sosta Palmizi 2016). Il monte MERU nel pensiero hinduista, buddhista e jainista, è un monte mitico e sacro, vero e proprio axis mundi che sorregge microcosmo e macrocosmo. In “MERU”, la vetta da scalare è vista come percorso di ascesi, “dal regno della materia alla cima dello spirito”. L’uomo, in continua metamorfosi, attraverso i suoi movimenti entra in risonanza con la montagna, con il suo stare monolitico e con il fluire nascosto di acque, animali e vegetazione, ma anche con la sua anima più selvatica e misteriosa. Partendo dall’esperienza intima che l’interprete ha avuto con la montagna, MERU, cerca la natura di un gesto puro, segue una narrazione onirica come a compiere una meditazione sul fluire mutevole dei paesaggi e delle sensazioni.